La perdita di un dente non influisce soltanto sull’aspetto del sorriso. Può rendere più difficili la masticazione e la fonazione, modificare il modo in cui i denti si toccano e, nel tempo, danneggiare l’osso ed i denti circostanti. Per questo motivo è importante informarsi su tutte le opzioni disponibili per la sostituzione di un dente perso.
Una di queste è rappresentata dagli impianti dentali: una soluzione stabile che può sostituire uno, più denti o tutti i denti dell’arcata. L’impianto funge da radice del dente mancante, sulla quale viene poi fissata una corona, un ponte o una protesi. Il trattamento viene sempre pianificato individualmente, dopo una visita e un’adeguata diagnosi.
In questa guida, spieghiamo cos’è un impianto dentale, a chi è consigliato, come si svolge l’intervento, quanto tempo richiede il recupero, da cosa dipende la durata dell’impianto e quali domande è importante porre prima di iniziare il trattamento.
In breve: L’inserimento dell’impianto viene solitamente eseguito in anestesia locale. Dopo l’inserimento, segue un periodo di guarigione durante il quale l’impianto si integra con l’osso mascellare. Quando l’impianto e i tessuti circostanti sono pronti a sopportare il carico, si procede alla realizzazione della protesi definitiva. L’intero processo può richiedere diversi mesi e la durata esatta dipende dalle condizioni dell’osso, dal numero di impianti, dalla necessità di ulteriori interventi e dalla soluzione protesica pianificata.
Che cos’è un impianto dentale e come funziona?
Un impianto dentale è un piccolo dispositivo, spesso fatto in titanio, che viene inserito chirurgicamente nell’osso mascellare al posto della radice del dente mancante. La sua funzione è creare un supporto stabile per un dente futuro oppure per più denti.
Quando parliamo di “dente su impianto”, ci riferiamo in realtà a un sistema che solitamente si compone di tre parti:
- impianto, che viene inserito nell’osso e assume la funzione di radice del dente
- sovrastruttura (abutment), ovvero la parte di collegamento tra l’impianto e la protesi
- corona, ponte o protesi, ovvero la parte visibile che ripristina la funzione e l’aspetto del dente
Dopo l’inserimento, inizia il processo di osteointegrazione, ovvero il collegamento della superficie dell’impianto con l’osso circostante. Questo processo richiede tempo e condizioni di guarigione stabili. Solo quando l’impianto è in grado di sopportare in sicurezza il carico, viene posizionata la protesi definitiva.
Ulteriori informazioni sulle soluzioni implantari sono disponibili sulla pagina Smile Studio Dental Implants.
Quando vengono utilizzati gli impianti dentali?
Gli impianti possono essere presi in considerazione in diverse situazioni:
- quando manca un singolo dente
- quando mancano più denti consecutivi
- quando mancano denti in più punti dell’arcata dentale
- in caso di edentulia completa, come supporto per un ponte fisso o una protesi stabilizzata
- quando il paziente desidera evitare di limare i denti sani adiacenti, se la situazione clinica consente una soluzione implantare
- quando la protesi rimovibile esistente non è sufficientemente stabile o confortevole
È importante sapere che un impianto non è automaticamente la scelta migliore in ogni situazione. Talvolta un ponte, una protesi o un altro tipo di terapia protesica sono più appropriati. La decisione dipende dalle condizioni dei denti adiacenti, dalla quantità e qualità dell’osso, dalla salute gengivale, dallo stato di salute generale, dalle aspettative del paziente e dalle sue capacità igieniche.
Cosa succede se non si sostituisce un dente perso?
Dopo la perdita di un dente, non si crea solo uno spazio vuoto in bocca. A seconda della posizione del dente e delle condizioni del resto della dentatura, i denti adiacenti possono gradualmente inclinarsi o spostarsi, e un dente dell’arcata opposta può erompere nello spazio vuoto. Questo può alterare l’occlusione, rendere più difficile la pulizia e aumentare il carico sui denti rimanenti.
Allo stesso tempo, l’osso nella sede del dente estratto si rimodella e si riduce naturalmente perché non ha più la radice che lo sosteneva funzionalmente. I cambiamenti sono individuali, ma nel tempo possono rendere più difficile un successivo impianto o aumentare la necessità di una sostituzione ossea.
Questo non significa che ogni dente perso debba essere sostituito immediatamente con un impianto. Significa che è utile sottoporsi a una visita di controllo e pianificare per tempo, anche se la terapia non verrà eseguita immediatamente.
Impianto, ponte o protesi
Ognuna di queste soluzioni ha la sua utilità in odontoiatria. La scelta migliore non è la stessa per tutti i pazienti.
| Soluzione | Come sostituisce i denti | Potenziali vantaggi | Aspetti da considerare |
|---|---|---|---|
| Impianto dentale | Viene inserito nell’osso e sostiene una corona, un ponte o una protesi. | Non richiede la limatura dei denti vicini; soluzione stabile e funzionale. | Richiede un intervento chirurgico, un periodo di guarigione, una quantità di osso adeguata e una buona manutenzione. |
| Ponte dentale | Si appoggia sui denti vicini. | Soluzione protesica più rapida senza inserimento di impianti dentali. | I denti vicini devono essere preparati e limati; l’igiene sotto il ponte richiede particolare attenzione; dopo più di 10 anni è necessaria la sostituzione del ponte. |
| Protesi mobile | Si appoggia sulla mucosa e/o sui denti residui. | Può sostituire un numero maggiore di denti senza implantologia. | Può essere meno stabile; deve essere rimossa e pulita regolarmente. |
Quando manca un solo dente, un impianto spesso consente di sostituirlo senza intaccare i denti adiacenti sani. Se i denti adiacenti necessitano già di corone, un ponte può essere una soluzione più indicata. Quando mancano più denti, esistono spesso diverse combinazioni di impianti e protesi, quindi un piano di trattamento di qualità è più importante di una soluzione predefinita.
Chi è un candidato ideale per gli impianti dentali?
Un candidato ideale per gli impianti dentali di solito gode di buona salute generale, ha gengive sane o trattate e stabili e una quantità di osso sufficiente per l’inserimento di un impianto. Se l’osso non è sufficiente, ciò non significa necessariamente che l’impianto non sia possibile: a volte è possibile eseguire un innesto osseo o optare per un approccio terapeutico diverso.
Prima di prendere una decisione, il dentista valuta:
- la salute delle gengive e la presenza di parodontite attiva
- la quantità e la forma dell’osso nella sede prevista per l’impianto
- la posizione dei nervi, dei seni paranasali e dei denti adiacenti
- l’occlusione e la distribuzione delle forze masticatorie
- abitudini come fumo e bruxismo
- patologie generali, il loro controllo e le terapie in corso
- la capacità del paziente di mantenere una corretta igiene orale e di sottoporsi a controlli periodici nel lungo periodo
La parodontite attiva deve essere prima trattata e stabilizzata. Il fumo, il diabete non ben controllato, alcune patologie e alcuni farmaci possono aumentare il rischio o richiedere un piano di trattamento modificato. Ecco perché è importante informare il dentista di tutte le diagnosi, i farmaci e gli integratori alimentari che si stanno assumendo, anche se non sembrano correlati ai denti.
L’età da sola di solito non è l’unico criterio. Nei soggetti più giovani, è necessario attendere che la crescita della mandibola sia completata, mentre nei pazienti più anziani la decisione si basa più sullo stato di salute, sulle condizioni dei tessuti e sulla capacità di manutenzione che sull’età.
Preparazione per la terapia implantare
Una terapia implantologica inizia prima dell’intervento chirurgico. Durante la prima visita si parla del problema, dei desideri del paziente, dello stato di salute e delle possibili soluzioni. Dopo la visita dei denti e delle gengive vengono eseguite le radiografie necessarie e, nelle situazioni più complesse, anche una tomografia computerizzata tridimensionale (CBCT).
La diagnostica aiuta a determinare:
- se c’è abbastanza osso e se è necessario sostituirlo
- qual è la posizione, il diametro e la lunghezza ottimali dell’impianto
- come evitare importanti strutture anatomiche
- quale sarà la posizione e l’aspetto finale del futuro dente
- se è possibile posizionare un dente provvisorio e quando è possibile caricare l’impianto
L’impianto non viene pianificato separatamente dalla corona o dal ponte. L’obiettivo è prevedere fin dall’inizio il risultato funzionale ed estetico finale e quindi posizionare l’impianto nella posizione più adatta a tale risultato.
Come avviene l’inserimento di un impianto dentale?
Il percorso esatto varia da paziente a paziente, ma il trattamento comprende generalmente le seguenti fasi.
1. Visita, diagnostica e piano terapeutico
Dopo la visita e l’analisi delle radiografie, il paziente riceve una proposta terapeutica, un piano temporale indicativo e un preventivo. In questa fase si discutono le alternative, le aspettative, i possibili rischi e l’eventuale necessità di una soluzione provvisoria.
2. Preparazione del cavo orale
Prima dell’inserimento implantare vengono trattate eventuali infiammazioni attive, carie e malattie gengivali. Se il dente deve ancora essere estratto, l’impianto può essere pianificato immediatamente dopo l’estrazione, dopo alcune settimane oppure dopo una guarigione più completa. La scelta del momento dipende dalla presenza di infezione, dalle condizioni delle pareti ossee, dai tessuti molli, dalle esigenze estetiche e dalla possibilità di ottenere una buona stabilità dell’impianto.
3. Inserimento chirurgico dell’impianto
L’intervento viene generalmente eseguito in anestesia locale. Dopo aver anestetizzato la zona, viene preparata la sede nell’osso e l’impianto viene inserito nella posizione pianificata. Durante l’intervento il paziente può avvertire contatto, pressione o vibrazioni, ma non dovrebbe avvertire dolore. Se sente dolore, è importante comunicarlo subito al dentista affinché l’anestesia possa essere adeguata.
In caso di inserimento semplice di un solo impianto, l’intervento è spesso relativamente breve. La durata aumenta se vengono inseriti più impianti o se contemporaneamente vengono eseguiti un’estrazione dentale, un aumento osseo o altri interventi aggiuntivi.
4. Guarigione e osteointegrazione
Dopo l’inserimento, l’impianto ha bisogno di tempo per integrarsi stabilmente con l’osso. Questo periodo dura spesso alcuni mesi. La sua durata dipende dall’arcata, dalla qualità dell’osso, dalla stabilità dell’impianto, dagli interventi aggiuntivi e dalla guarigione individuale.
Durante questo periodo il paziente non deve necessariamente rimanere senza denti. A seconda della posizione e delle condizioni, è possibile realizzare una soluzione provvisoria che non interferisca con la guarigione dell’impianto.
5. Realizzazione e applicazione del dente definitivo
Quando il dentista conferma che l’impianto è pronto per essere caricato, viene presa un’impronta o effettuata una scansione digitale. Sulla base di questa, il laboratorio odontotecnico realizza una corona, un ponte o un’altra soluzione protesica. Dopo l’applicazione vengono controllati l’adattamento, l’aspetto, la fonazione, l’occlusione e la possibilità di mantenere una corretta igiene.
Per una descrizione più dettagliata di ogni fase, leggete l’articolo Qual è il processo di inserimento degli impianti dentali e quanto dura il recupero?
È possibile inserire un impianto subito dopo l’estrazione dentale?
Sì, ma solo se le condizioni sono favorevoli. L’impianto immediato prevede l’inserimento dell’impianto nell’alveolo il giorno stesso dell’estrazione. Il vantaggio può essere una riduzione dei tempi di trattamento complessivi e un minor numero di interventi, ma questo approccio non è adatto a tutti.
La decisione si basa sulle condizioni dell’osso e delle gengive, sulla presenza di infezioni, sulla posizione dei denti, sui requisiti estetici e sulla possibilità di ottenere una buona stabilità iniziale dell’impianto. In alcuni casi, è più sicuro attendere la guarigione dei tessuti molli o dell’osso.
È importante anche distinguere tra inserimento immediato dell’impianto e carico immediato. Un impianto può essere inserito subito dopo l’estrazione, ma ciò non significa che un dente che partecipa alla masticazione completa possa essere sempre posizionato immediatamente su di esso.
L'inserimento di un impianto è doloroso?
Questa è una delle domande più frequenti che i pazienti si pongono. La procedura viene solitamente eseguita in anestesia locale, quindi non si dovrebbe avvertire dolore durante l’inserimento stesso. Si potrebbe avvertire pressione, vibrazione o un tocco.
Quando l’effetto dell’anestesia svanisce, è normale avvertire un po’ di indolenzimento, dolore da lieve a moderato, gonfiore o piccoli lividi. L’intensità dipende dall’entità della procedura e dalla reazione individuale. Il fastidio può solitamente essere tenuto sotto controllo con i farmaci e seguendo le istruzioni prescritte dal dentista, e diminuirà gradualmente nel giro di qualche giorno.
Un dolore che aumenta invece di diminuire, sanguinamento abbondante o prolungato, gonfiore crescente, febbre, pus, sapore sgradevole in bocca o la protesi che si muove sono tutti motivi validi per contattare lo studio il prima possibile.
Quanto tempo ci vuole per riprendersi dopo l’inserimento di un impianto?
Dopo un semplice inserimento di un singolo impianto, molti pazienti possono riprendere le normali attività quotidiane già il giorno successivo. Con un numero maggiore di impianti, innesti ossei o interventi più complessi, potrebbe essere necessario un periodo di riposo più lungo. Il recupero è individuale, quindi il ritorno alle attività deve essere adattato alle istruzioni del dentista.
Nei primi giorni, di solito si consiglia di seguire una dieta a base di cibi morbidi, evitare attività fisiche intense, alcol e fumo, e mantenere una buona igiene orale secondo le indicazioni individuali. Non modificare autonomamente la terapia prescritta né assumere antibiotici “per precauzione”.
Le istruzioni post-operatorie accurate hanno sempre la precedenza sui consigli generici reperibili su internet, poiché dipendono dal tipo e dall’entità dell’intervento eseguito.
Quando è necessario un aumento osseo?
Un impianto necessita di un adeguato supporto osseo e deve poter essere posizionato in modo da consentire un lavoro protesico funzionale, estetico e igienicamente accettabile. Se l’osso non è sufficiente in altezza o larghezza, potrebbe essere necessario un aumento osseo.
La carenza ossea può verificarsi dopo una perdita prolungata di denti, un’estrazione, una malattia parodontale, un trauma o a causa dell’anatomia dei seni paranasali e della mascella. A seconda dell’entità, l’aumento osseo può essere eseguito prima o contemporaneamente al posizionamento dell’impianto.
L’aumento osseo prolunga il trattamento, ma può creare condizioni più stabili e prevedibili per l’impianto. La sua necessità può essere valutata in modo affidabile solo dopo un esame e indagini diagnostiche per immagini.
Quanto durano gli impianti dentali?
Gli impianti dentali offrono un’ottima prevedibilità a lungo termine. Le revisioni sistematiche della letteratura scientifica dimostrano elevati tassi di sopravvivenza degli impianti anche dopo dieci anni, ma “sopravvivenza” non significa che un singolo componente protesico non necessiterà mai di controlli, riparazioni o sostituzioni.
L’impianto nell’osso, il moncone e la corona non sono la stessa cosa e non invecchiano allo stesso modo. La corona può usurarsi, scheggiarsi o richiedere la sostituzione nel tempo, mentre l’impianto può rimanere stabile. D’altra parte, l’infiammazione dei tessuti circostanti l’impianto può portare a una perdita ossea e compromettere la stabilità dell’impianto stesso.
La durata di un impianto è influenzata da:
- qualità della pianificazione e del posizionamento chirurgico
- posizione dell’impianto e qualità del lavoro protesico
- salute gengivale e storia di parodontite
- igiene orale quotidiana
- controlli e pulizie professionali regolari
- fumo
- controllo del diabete e di altri importanti fattori di salute
- bruxismo e carico eccessivo sui denti
L’impianto dovrebbe quindi essere considerato una soluzione medico-protesica a lungo termine che richiede manutenzione per tutta la vita, e non come un componente che viene impiantato e poi dimenticato.
È possibile che gli impianti cadano o vengano "rigettati" dal corpo?
L’impianto non viene “rigettato” nello stesso modo di un organo trapiantato. Tuttavia, può accadere che non si integri sufficientemente con l’osso in una fase iniziale o che perda il suo supporto in seguito.
Il fallimento precoce può essere correlato alla cicatrizzazione, all’infezione, a una stabilità insufficiente o a un carico prematuro. I problemi successivi sono più spesso associati all’infiammazione dei tessuti circostanti l’impianto, alla perdita ossea, al fumo, a una scarsa igiene o a sforzi eccessivi.
I segnali che richiedono una visita specialistica includono:
- sanguinamento o gonfiore delle gengive intorno all’impianto
- pus, sapore sgradevole o alito cattivo persistente
- dolore nuovo o in aumento
- recessione gengivale
- allentamento della corona, del ponte o dell’impianto
- fastidio o cambiamento nell’occlusione durante la masticazione
Una corona allentata non significa necessariamente che l’impianto stesso sia allentato: a volte il problema riguarda la vite o un’altra parte protesica. Per questo è importante non tentare di risolvere il problema a casa, ma consultare un dentista il prima possibile.
Come si mantengono correttamente gli impianti dentali?
Un impianto non può cariarsi, ma i tessuti circostanti possono infiammarsi. La placca batterica può causare mucosite perimplantare, ovvero un’infiammazione dei tessuti molli, che, senza un trattamento tempestivo, può progredire in perimplantite e intaccare l’osso.
Per una corretta manutenzione a lungo termine, è importante:
- lavarsi i denti almeno due volte al giorno secondo la tecnica raccomandata
- pulire quotidianamente l’area intorno all’impianto, sotto il ponte e tra i denti con appositi scovolini interdentali, filo interdentale o altri strumenti consigliati
- utilizzare un idropulsore se raccomandato dal dentista, ma non in sostituzione della rimozione meccanica della placca
- presentarsi per i controlli e la pulizia professionale programmati
- segnalare qualsiasi sanguinamento, gonfiore, dolore, sapore sgradevole o instabilità
- proteggere la protesi con un bite se si verifica bruxismo o serramento dei denti e se raccomandato dal dentista
I controlli non servono solo a verificare se l’impianto è “solido”. Vengono valutati lo stato delle gengive, la profondità dello spazio intorno all’impianto, il sanguinamento, l’igiene, l’occlusione e le condizioni della protesi e, se necessario, il livello osseo tramite scansione.
Per maggiori informazioni, leggete anche Impianti dentali e parodontite.
Quanto costano gli impianti dentali?
Quando un paziente chiede informazioni sul costo di un impianto, è importante chiarire se si riferisce solo all’impianto nell’osso o all’intero dente artificiale. Il costo totale del trattamento può includere diagnosi, posizionamento chirurgico, impianto, moncone, protesi provvisoria, corona o ponte definitivo, controlli e qualsiasi procedura aggiuntiva.
Il prezzo è spesso influenzato da:
- numero e tipo di impianti
- tipo ed entità del lavoro protesico
- materiale della corona o del ponte
- necessità di estrazione dentaria, sostituzione ossea o rialzo del seno mascellare
- complessità della procedura e necessità di una soluzione provvisoria
- sistema implantare e componenti scelti
Pertanto, il prezzo più basso pubblicizzato per una parte del trattamento non sempre corrisponde al prezzo finale del dente artificiale. Dopo la visita, il paziente dovrebbe ricevere un piano chiaro con l’elenco delle fasi, cosa è incluso nel prezzo e quali procedure aggiuntive potrebbero essere necessarie.
Perché è importante il sistema implantare, ma anche l’intero team?
La marca dell’impianto è importante per la qualità della lavorazione, la documentazione clinica, la disponibilità di componenti originali e la possibilità di manutenzione o riparazione del lavoro protesico anche a distanza di anni. Tuttavia, un buon risultato non dipende solo dal nome dell’impianto.
Altrettanto importanti sono la diagnosi, l’esperienza del terapista, la precisione chirurgica e protesica, la collaborazione con il laboratorio odontotecnico, un dente dalla forma corretta che possa essere pulito e controlli regolari al termine della terapia. L’impianto più costoso non può compensare una cattiva pianificazione, così come anche una terapia ben eseguita non può avere successo a lungo termine senza una buona igiene e controlli periodici.
Domande frequenti
Tutto ciò che dovete sapere
Non sempre. In genere, un singolo impianto supporta una corona quando manca un solo dente, ma se mancano più denti, è possibile utilizzare più impianti per realizzare un ponte. Il numero di impianti è determinato dalla disposizione dei denti, dalla quantità di osso, dall’occlusione e dal tipo di soluzione protesica.
Spesso è possibile fornire una soluzione estetica provvisoria, ma non è sempre necessario fissarla direttamente all’impianto appena inserito. Il carico immediato è consentito solo quando la stabilità dell’impianto e le altre condizioni cliniche sono favorevoli.
Nei casi più semplici, il trattamento dura spesso diversi mesi. Se sono necessarie estrazioni dentarie, un periodo di guarigione, la sostituzione ossea o interventi protesici più complessi, il trattamento può durare più a lungo. Una tempistica precisa può essere fornita solo dopo la diagnosi.
Di norma, si prevede una soluzione provvisoria, soprattutto nelle aree visibili. Il tipo di impianto dipende dalla sua posizione, dal numero di denti e dalla necessità di proteggerlo dal carico durante il processo di guarigione.
È possibile, ma la malattia in fase attiva deve essere prima trattata e stabilizzata. Le persone con una storia di parodontite presentano un rischio maggiore di problemi con gli impianti e necessitano di un’igiene orale costante e di controlli programmati individualmente.
A volte è possibile con innesti ossei, chirurgia rigenerativa, rialzo del seno mascellare o altri interventi implantari-protesici. In alcune situazioni, un’altra soluzione è più appropriata. La valutazione si basa sull’esame clinico e sulle radiografie.
La frequenza non è la stessa per tutti. È determinata dalla salute dei tessuti, dalla storia di parodontite, dalla qualità dell’igiene orale, dal fumo, dal diabete, dal tipo di protesi e da altri fattori di rischio. Alcune persone avranno bisogno di controlli meno frequenti, mentre altre necessiteranno di un programma di manutenzione più regolare.
Possono durare decenni, ma non vi è alcuna garanzia che durino per tutta la vita senza complicazioni. La durata dipende da fattori biologici, dalla riuscita del trattamento, dalle abitudini e dalla manutenzione. La protesi potrebbe richiedere riparazioni o sostituzioni nel corso degli anni, anche quando l’impianto è stabile.
State pensando agli impianti dentali?
Il primo passo più importante non è scegliere l’impianto, ma ottenere una diagnosi precisa e un piano che tenga conto dell’intera bocca, del vostro stato di salute e di ciò che desiderate ottenere.
Presso Smile Studio a Fiume, la terapia implantologica inizia con una visita, l’analisi delle radiografie disponibili e un colloquio sulle possibili soluzioni. Successivamente potrete ricevere un piano terapeutico personalizzato, una previsione dei tempi e un preventivo finanziario chiaro.